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I due pioppi

di Vincenzo Guarrasi

“Il nostro villaggio, Kurkureu, si trova sulle propaggini della montagna, su un altipiano, nel quale confluiscono da molti passi rumorosi torrenti montani. Un po’ più in basso, rispetto al villaggio, si trova la Valle Gialla, la grande steppa kazaka, circondata da contrafforti delle Montagne Nere e dalla linea scura della ferrovia, che attraverso la piana, si dirige a occidente, oltre l’orizzonte. E sopra il villaggio, su un poggio, ci sono due grandi pioppi. Il mio ricordo di loro arriva là, dove comincia il ricordo di me stesso. Da dovunque ti avvicini al nostro Kurkureu, prima di tutto vedi questi due pioppi, sono sempre in vista, come un segnale sulla montagna.
Veramente non so come spiegarlo: forse è per il fatto che le impressioni dell’infanzia sono particolarmente care all’uomo, forse è per via del mio mestiere di artista; ma ogni volta che scendo dal treno per tornare al villaggio, in primo luogo cerco da lontano con gli occhi i miei amati pioppi. Anche se non sono poi tanto alti da permettermi di vederli già da così lontano, per me sono comunque sempre percettibili, sempre visibili.

Quante volte mi è capitato di tornare a Kurkureu da regioni lontane, e sempre ho pensato con un’aspettativa travolgente: ‘Li vedrò presto, i pioppi gemelli? Non vedo l’ora di arrivare al villaggio, al poggetto coi pioppi! E poi restare sotto gli alberi e ascoltare a lungo, fino all’ebbrezza, il rumore delle fronde…’
Il nostro villaggio è pieno di alberi di qualunque specie, ma questi pioppi sono particolari: ha un proprio, particolare linguaggio, e probabilmente una propria, particolare anima canora. In qualsiasi momento tu venga qui, di giorno o di notte, oscillano, i loro rami e le foglie si intrecciano, rumoreggiano incessantemente in mille modi.
Ora sembra che una calma ondata di alta marea sciabordi contro la sabbia, ora corre tra i rami, come un’invisibile fiammella, un ardente mormorare appassionato, ora improvvisamente, dopo un attimo di silenzio, i pioppi sospirano rumorosamente insieme scompigliando tutte le fronde, come se fossero preoccupati per qualcuno. E quando li investono nuvole di temporale o di tempesta, spezzando rami, strappando le foglie, i pioppi, oscillando elastici, fischiano come fiamma irrequieta.
Più tardi, molti anni dopo, ho capito il segreto dei due pioppi. Sono su un’altura, esposta a tutti i venti, e rispondono al più piccolo movimento dell’aria, ogni fogliolina avvolge con sollecitudine la più lieve corrente.
Ma la scoperta di questa semplice verità non mi deluse affatto, non affievolì quella percezione infantile che ancor oggi conservo. E ancora oggi questi due pioppi sul poggio mi appaiono prodigiosi, vivi.
Là, presso di loro, è rimasta la mia infanzia, come la scheggia di un magico vetrino verde”

[TSCHINGIS AIMATOV, Il primo maestro, Marcos y Marcos, Milano, 2020, pp. 11 -13]

Foto copertina © Valerio Bellone

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