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I racconti del fuoco, testimonianze scritte

di Valerio Bellone

Una raccolta di testimonianze – 29/30/31 agosto 2020, Sicilia

Affinché perduri la memoria dei catastrofici incendi voluti e causati da bande di criminali mafiosi;

  • per dare voce a chi ha vissuto in prima persona quei giorni e a chi vuole raccontare, di quei giorni, il proprio sentire;
  • perché partendo dalla narrazione del qui e ora si estenda e approfondisca la nostra sensibilità nei confronti delle calamità che interessano il pianeta e tutti gli esseri viventi in ogni angolo di Gaia;
  • per prendere e trattenere insieme coscienza degli effetti sulle vite dei singoli e delle comunità.

Invitiamo chiunque desideri offrire la propria testimonianza a narrare la propria esperienza e a condividerla con noi su questa pagina, attraverso il modulo sottostante. Grazie

> Oppure, leggi le testimonianze che hanno condiviso gli altri.


2 Testimonianze

Vincenzo Guarrasi 27/12/2020 - 17:18

“So, however mysterious the mind-body problem
may be for us, we should always remember
that is a solved problem for nature.”

(ERIK BANKS)

“Se guardo una foresta di lontano vedo un velluto verde scuro. Avvicinandomi il velluto si sgrana in tronchi, rami e fronde. La corteccia degli alberi, il muschio, gli insetti, brulicano di complessità. In ciascun occhio di ogni coccinella c’è una struttura elaboratissima di cellule, connesse a neuroni che la guidano a vivere. Ogni cellula è una città, ogni proteina un castello di atomi: nel nucleo di ogni atomo si agita un inferno di dinamica quantististica, vorticano quark e gluoni, eccitazioni di campi quantistici, E non è che un piccolo bosco di un piccolo pianeta che ruota intorno a una stellina, fra cento miliardi di stelle di una fra mille miliardi di galassie costellate di eventi cosmici abbacinanti. In qualunque angolo dell’universo troviamo vertiginosi pozzi di strati di realtà.”
[CARLO ROVELLI, Helgoland, Adelphi, Milano, 2020, p. 182.]

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VINCENZO GUARRASI 01/01/2021 - 16:19

AUGURI
Guardate questa foto. Questo ulivo ha deciso di nascere nel posto meno facile, dentro una pietra. All’inizio si sarà sentito protetto, la pioggia avrà lasciato nell’incavo una frescura utile durante i siccitosi mesi estivi, ma poi, col tempo questo nido si è rivelato una trappola, la gabbia di pietra gli impedisce di svilupparsi. Ma mi sbagliavo. Guardando da vicino, nella seconda foto si può vedere che la pietra ha una fenditura, si sta spaccando. La forza della pianta, la sua paziente resistenza ha fatto sì che le mura della gabbia venissero abbattute. Penso che, una volta caduto quel frammento di pietra, mi sono accertato e toccandolo lo sento traballare, la pianta non farà che espandersi ancora di più facendo crollare il resto delle pietre.

Parto allora da questo per immaginare degli auguri per tutti noi che non siano la solita tiritera dell’anno nuovo che arriva. Tra l’altro l’aggettivo “nuovo” andrebbe dimenticato fino a che non sarà possibile davvero riappropriarsene, perché ormai è un’abusata modalità con cui viene presentata qualsiasi merce, comprese le frasi fatte della politica. Il nuovo anno non sarà affatto nuovo, come non lo sono mai stati neppure gli altri, la vita non va avanti per continue sorprendenti novità ma, l’ulivo insegna, per testarda forza resistente, l’anno cambia vestito solo se sapremo cambiarglielo noi.

Quello che l’ulivo ha messo in atto non è una resilienza, altro termine abusato, per dire che basta essere pazienti, aspettare che tutto passi e prima o poi si tornerà alla strombazzata normalità. Anche questo non accadrà, occorrerà inventarsi un’altra normalità, premunirsi per una duratura resistenza, resistere, con pazienza certo, ma resistere per cercare un cambiamento, e per ottenerlo, abbattendo le gabbie che ci circondano, ognuno ha le sue, e spesso sono gabbie costruite da noi stessi.

Allora l’augurio è darsi da fare per individuarle e cominciare con l’anno che arriva a forzare la speranza verso una mutazione, di noi, del mondo, degli altri intorno a noi. Auguro a tutti noi di dedicarsi a irrobustire, nutrire e far crescere il sistema immunitario di una speranza resistente. Anche una prigione di pietre può essere abbattuta.

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