Home Natura e Ambiente Ricordo della Moarda

Ricordo della Moarda

di Gloria Nasca

Era la primavera del 2015, grazie ad un amico ruvido ma profondamente gentile conobbi la Moarda. Lui, nativo di quella zona, fin da piccolo amava arrampicarsi per sentieri, alla ricerca di tracce, piante, rovi, animali che gli dimostrassero l’infinita connessione tra gli esseri.

Così in quell’aprile ci inerpicammo fino alle creste della Moarda. Andavamo per viottoli pietrosi e a tratti ripidi che risalivano ai tempi lontani in cui bastava un mulo per trasportare persone e cose in quei luoghi impervi. Salivamo per la vallata e attorno a noi il silenzio, punteggiato dai richiami degli uccelli, si faceva sempre più intenso. Il paesaggio mutava e il vento trasportava ciuffi di nuvole e profumi selvatici. Boschi piantati dall’uomo e arbusti, roverelle, lecci, querce, lentischi si intrecciavano tra loro con grazia. Pianori erbosi ci accoglievano e fontanili di pietra ci davano ristoro. Salimmo per un querceto impervio tra grandi pietre, si alzava un profumo di erbe selvatiche e io toccavo le rocce e il muschio che le ricopriva, annusandone la morbidezza che mi sapeva di infanzia e presepi lontani.

Dalla cima i paesi sembravano innocenti, persino Palermo con le sue nebbie fino al mare come in un acquarello, si stendevano ignari di tutte le brutture. Al ritorno era il crepuscolo, centinaia di piccoli volatili si radunavano tra i querceti e l’aria era piena delle loro strida. E animali selvatici avevano spiato, nascosti, il nostro percorso, attendendo che sparissimo dai loro sguardi.

In queste escursioni la sensazione di essere di troppo era tangibile, forse in tempi lontani uomini avevano abitato là, si vedevano muretti, tracce di vecchie stalle e granai ma poi la natura e il silenzio avevano preso il sopravvento. Nei luoghi non molto frequentati dall’uomo c’è sempre un che di remoto, trasognato, e bisogna sapersi ospiti, entrare in punta dei piedi là dove la nostra presenza è obsoleta.

Agosto 2020, un caldo afoso, intollerabile e la Moarda brucia, centinaia di alberi, di piccoli esseri svaniscono tra le lingue di fuoco. Brucia la Moarda, brucia lo Zingaro, brucia monte Grifone e tanti altri luoghi della nostra tragica Sicilia.

La presunta onnipotenza umana con i suoi torbidi interessi ancora una volta ha vinto, violando quei silenzi, quei profumi, che ci hanno più di una volta accolti.

Il dolore è grande e si mischia alla rabbia. Perché si capisce come questi incendi abbiano una matrice criminale tesa ad appropriarsi di quegli spazi che servono per ribadire interessi e lucrosi affari.

È incredibile come per tanta gente gli alberi siano un disturbo, qualcosa che si deve eliminare per lasciare posto alla propria utilità, che, guarda caso, coincide sempre, con la totale mancanza di sostenibilità. Ci si sente impotenti , ci si sente in pericolo, e si deve urlare per far sentire la propria voce. Perché bisogna diffondere la consapevolezza che ogni albero, ogni fronda, ogni cespuglio, ogni specie non è isolata ma ha profondi legami con noi e la nostra salute.

La salute di tutto il pianeta oggi più che mai è minacciata. Bisogna correre ai ripari – ed è già tardi – promuovere nelle nuove (e non) generazioni questo rispetto, questa meraviglia di fronte ad ogni albero, fronda, cespuglio, di fronte ad ogni essere che lo abita, bisogna promuovere la reverenza come dinnanzi a un monumento storico, a una cattedrale e la consapevolezza che noi esseri umani siamo piccoli e fortemente dipendenti dalla nostra madre terra insieme a tutti gli altri esseri che la abitano.

Commenta con il tuo account Facebook

Potrebbe interessarti anche

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte di TreeBro.org maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi