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Svampano come fiammiferi

di Vincenzo Guarrasi

Sembra scritto ieri e invece sono passati cinquant’anni. La nostra terra sembra inchiodata a un perenne presente:

18 settembre 1970

“Cupi bagliori d’incendio arrossano il cielo di questo settembre palermitano. A 60 chilometri a ovest l’Inici è un mare di fuoco. Bruciano, per un fronte di molti chilometri, i costoni rimboschiti. I pini di dieci anni, che per dieci anni hanno strenuamente combattuto lo scirocco, svampano come fiammiferi, con alte lingue gialle. Migliaia d’occhi nel buio dei paesetti, dalle colline, dall’immenso golfo di Castellammare, dalle casette isolate, guardano tutti lassù. Brucia il bosco tanto atteso, che ora avrebbe dieci anni. Brucia una ricchezza di tutti, una bellezza per tutti, e nessuno è capace di fermare il fuoco. Esistono paesi, lontano da qui, dove le squadre volontarie di soccorso, giovani e vecchi con una pala e un secchio, sarebbero già sul posto a lottare? Qui solo occhi fermi nel buio con lo sgomento di un dubbio: la mano di un uomo ha acceso il fiammifero, lo ha riparato con cura dal vento, lo ha posato tra l’erba su cui non piove da marzo, ha visto il gran guizzo e lento se n’è ridisceso in paese. E’ tutta una storia di appalti, di soldi e rimboschimenti della Regione.”

(da Giuliana Saladino, Romanzo politico. De Mauro, una cronaca italiana, Istituto Poligrafico Europeo, Palermo, 2015, p. 9)

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